mercoledì 29 dicembre 2010

"Fini è Berlusconi!"


L'editoriale di Maurizio Belpietro dal titolo "su Gianfranco iniziano a girare strane storie..." del 27 dicembre è solamente l'ultimo atto di una precisa strategia perseguita ormai da mesi dal Giornale e Libero volta a rovesciare la realtà e il significato delle parole. Ho già fatto notare in passato come si sia giocato sul rovesciamento di termini per far passare l'idea che Fini si sia "autoespulso" dal Pdl, e non "cacciato" come tutti i quotidiani nazionali e internazionali titolarono all'indomani della direzione nazionale che definì le idee del Presidente della Camera "incompatibili" con i valori fondamentali del partito che aveva contribuito a fondare. Idee che tra l'altro erano state esposte già nel 2008 durante l'assemblea fondativa del Pdl, ricevendo scroscianti applausi da parte dei presenti.
Il disegno è chiaro: non essendo più possibile nascondere tutti i conclamati scandali che coinvolgono il nostro Premier, la sua stampa si è specializzata nel dimostrare che tutto ciò che commette Silvio Berlusconi in realtà lo fa anche Gianfranco Fini. Sallusti, Feltri e Belpietro sputtanano scientemente il leader di Fli in modo da poter poi dire: "visto, fa tanto il moralizzatore e il chierichetto, ma poi anche lui è pieno di scheletri nell'armadio: Fini è uguale a Berlusconi". E allora tanto vale tenersi l'originale: più forte, più simpatico, invidiato da tutti per il suo grande feeling con gli Italiani, ma soprattutto l'unico in grado di comandare il Paese.
Il 30 ottobre il Giornale titolava "Il bunga bunga di Fini": chiaro esempio del tentativo di ribaltamento della realtà e di annullamento del significato delle parole che da mesi i quotidiani berlusconiani portano avanti. In questo contesto Belpietro l'altro giorno ha solamente toccato una vetta, anche se sarebbe meglio dire che ha scavato una fossa, scendendo ancora più in basso di dove già non fosse: in un articolo è riuscito a far entrare due storiacce prive di alcun fondamento e prova, come da lui ammesso nello stesso pezzo. E non poteva fare altrimenti, essendosi affidato - da grande giornalista qual è - al sentito dire. Nella prima, quella del finto attentato che qualcuno starebbe organizzando ai danni di Fini per incolpare Berlusconi, il direttore di Libero si ispira alla propria esperienza personale: è ormai chiaro a tutti, polizia e magistratura, che l'agguato di cui fu lui vittima non è stato altro che un esaurimento nervoso del suo caposcorta. La seconda, quella della escort che Fini avrebbe incontrato a Modena, è buttata lì per poter dire che non è solo Silvio ad andare a puttane. Chissà se Libero troverà una minorenne anche per il Presidente della Camera. 
"Fini è Berlusconi!": una delle prossime prime pagine di Libero o il Giornale potrebbe trattare questa clamorosa scoperta. D'altronde ci manca poco a dire che in realtà Mediaset è di Fini, che il lodo Alfano era Fini a volerlo, che Fini è il padre di Barbara, che le poesie di Bondi sono dedicate a Fini e che Fini è stato colpito da Tartaglia. Ma forse Fini, Berlusconi e Tartaglia sono la stessa persona.