lunedì 26 aprile 2010

Agorà. La religione che uccise la filosofia.


“Voi non mettete in discussione ciò in cui credete. Io, invece, devo” dice Ipazia al vescovo Sinesio di Cirene e al prefetto Oreste, convertitosi per convenienza politica al cristianesimo. In queste parole è contenuto tutto Agorà, film di Alejandro Amenabár uscito in Italia con colpevole ritardo di alcune case distributrici che hanno preferito non scottarsi con una pellicola che in verità solo un bigotto potrebbe intendere come anticristiana.
Si raccontano la vita e la morte annunciata di Ipazia d’Alessandria, astronoma e filosofa neoplatonica vittima del fanatismo religioso del vescovo poi santificato Cirillo e dei suoi parabolani, monaci che tra il IV e il V secolo d.C. si muovevano per Alessandria d’Egitto come oggi fanno in Iran le milizie Basij agli ordini della teocrazia.
Ipazia era la maggior esponente della scuola di Alessandria del suo tempo. Una donna riverita e stimata anche e soprattutto dalla politica. Una donna che non credeva in nessuna religione, ma solo nella filosofia. Per Cirillo ciò non era accettabile; per lui era soprattutto un ostacolo alla conquista del potere assoluto sulla città. Per questo la fece uccidere.
Racconta lo storico bizantino Socrate Scolastico che i monaci parabolani “si appostarono per sorprendere la donna mentre faceva ritorno a casa. Tiratala giù dal carro, la trascinarono fino alla chiesa che prendeva il nome da Cesario; qui, strappatale la veste, la uccisero usando dei cocci. Dopo che l'ebbero fatta a pezzi membro a membro, trasportati i brani del suo corpo nel cosiddetto Cinerone, cancellarono ogni traccia bruciandoli”.
Si può dire che già con l’assasinio di Ipazia inizi a morire l’ellenismo e il sogno della cultura greca e della sua filosofia come collante di tutte le altre culture mediterranee: fenicia, iranica, egiziana, romana. Il dogmatismo di una nuova religione, il cristianesimo, contribuì a disgregare i molti popoli uniti un tempo nella koiné culturale. Con l’avvento di un potere temporale de facto da parte delle primigenie organizzazioni ecclesiastiche diventa impossibile una convivenza pacifica tra pagani, ebrei e cristiani e si apre una stagione di violenze, nella quale non vi è più posto per il dubbio, ma solo per l’indiscutibile “parola di Dio”.