Propongo e consiglio la lettura di un interessantissimo articolo a firma di Luigi Zoja (psicoanalista junghiano e scrittore), nel quale vi ho ritrovato alcune mie stesse riflessioni riguardo all'emergere di una nuova coscienza critica giovanile grazie all'interazione tra nuove tecnologie informatiche e informazione. Queste le direttive principali:
1) Non è vero che i giovani d'oggi siano privi di una coscienza critica politica. Il fatto è che essa non si esprime più come un tempo attraverso "l'azione". Il modello è passato dal Che a Saviano: l'anticonformismo si affida al pensiero e alla sua divulgazione attraverso "la parola";
2) Non è vero che internet limita il sapere, anzi. E' dimostrato che internet incrementa l'attitudine della lettura nei suoi utenti, invogliandoli a passare dal virtuale al libro cartaceo;
3) Internet si pone come primo antagonista delle televisioni: le nuove generazioni hanno la possibilità di ignorare completamente il mezzo televisivo. I giovani hanno un rapporto diretto e attivo con l'informazione, assai distante dalla passività imposta dalle TV.
Conseguenze? Il formarsi su internet di una coscienza critica giovanile potrà in futuro influire sulle vicende politiche nazionali. Se i partiti tradizionali non riusciranno a intercettare questi movimenti, trasformandosi anche concettualmente, il rischio (o l'auspicio?) sarà quello di assistere al passaggio del disagio giovanile dalla rete alla piazza, in maniera trasversale. Tunisia, Albania e Belgio non sono poi così lontani.
Esiste una nuova generazione critica? Esiste. Ma è una realtà di cui non abbiamo un’immagine, proprio perché è nuova sotto tanti aspetti. Una generazione che si sente diversa non solo dalla massa post-ideologica attuale, ma anche dai movimenti ideologici degli anni ’60 e ’70.
I “movimenti” erano estroversi e collettivizzanti. I “giovani critici” di oggi sono introversi e individualizzanti (non individualisti, ma impegnati in un cambiamento che comincia da loro stessi). Non appartengono ad organizzazioni. Ma sono ormai molti (benché pochi se ne rendano conto). Il fenomeno è comune a tutta l’Europa. Ma questa avanguardia nascosta è sorprendentemente fitta in Italia. Il nostro paese, campione dell’inerzia mediterranea descritta da Braudel nella classe politica e in quella accademica, mostra invece fra i giovani un vasto rinnovamento.