Anche se non ci è riuscito di trasporre la tua letteratura in politica, grazie compagno camerata Pennacchi.
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venerdì 3 giugno 2011
lunedì 23 maggio 2011
Fasciocomunismo? Molto meglio pensare ad un liberalfuturismo
Premetto che il fasciocomunista è uno dei miei libri preferiti. Premetto che considero Antonio Pennacchi un grandissimo scrittore e un intellettuale che ci vede molto avanti (forse troppo?). Premetto che se non mi fossi avvicinato a GenerazioneItalia prima e Futuro e Libertà dopo non avrei imparato tutte le cose che adesso so sulla storia politica di Fini, l'Msi, Almirante, Rauti, lo sfondamento a sinistra, il fascismo immaginario e, appunto, il fasciocomunismo. Perchè prima che Gianfranco Fini mandasse a quel paese Berlusconi non avevo mai militato in un partito e nemmeno pensavo di farlo. Non conoscevo le storie dei Briguglio, Granata, Perina, nè di tutti gli altri. Premetto che ringrazio il Pennacchi per averci messo la faccia a Latina, per aver provato a svelare l'ipocrisia di chi, finite le ideologie del '900, continua a utilizzarne gli schemi per vincere facile.
Tuttavia un pensiero sul fasciocomunismo ce l'ho e ho voglia di esprimerlo: per me è il passato, o meglio, un'incompiuta del passato. Fli non può essere fasciocomunista, perchè indietro non si torna e non è possibile cambiare oggi le scelte del passato. Non si può costruire qualcosa di nuovo nè arrivare ai giovani d'oggi utilizzando quelle parole, "fascista" e "comunista", da cui siamo ormai distanti anni luce.
sabato 26 marzo 2011
Risorgi, Italia!
“Finché, domestica o straniera, voi avete tirannide, come potete aver patria? La patria è la casa dell’uomo, non dello schiavo” diceva Giuseppe Mazzini nella lettera “Ai giovani d’Italia”. Lo scriveva perché essere patriottici significa innanzitutto essere liberi. Liberi e uniti: la patria non può escludere nessuno, deve essere di tutti quelli che ne vogliono essere parte perché la vivono. Oggi Fli nasce per unire, non per dividere. E dobbiamo unire sotto almeno tre piani d'azione differenti:
1) superare definitamente le ideologie e le divisioni derivanti da artefatte concezioni di destra/sinistra. Concentriamoci sui contenuti, non sulle etichette;
2) non dimenticarsi del divario nord/sud, lasciando da solo il meridione, ma varare un piano dove investimenti culturali e lotta alla criminalità organizzata vadano di pari passo;
3) comporre un patto generazionale tra padri e figli. Oggi abbiamo il 30% di disoccupazione giovanile: un giovane su tre non ha lavoro, e quando lo ha è un lavoro precario, in prova, di stage molto spesso sottopagato. Oggi 827 sono gli euro in busta paga di un neolaureato. Due anni fa erano più di mille e cento. E' necessario ripensare il sistema di welfare sbilanciato a favore della sola cig e unificare i contratti di chi entra nel mondo del lavoro.
mercoledì 23 febbraio 2011
Back to 1977
C'è un episodio nella storia dell'Msi che sembra fatto apposta per tentare di spiegare cosa stia succedendo oggi nel Fli: è quello di Democrazia Nazionale - Costituente di Destra, partito politico nato nel febbraio 1977 (ma solo in Parlamento) dalla omonima corrente moderata del Msi-Dn. Sotto il profilo politico, la rottura fu motivata con l’indisponibilità di Giorgio Almirante a sostenere in Parlamento il governo monocolore di Andreotti, detto della “non sfiducia”. A giudizio degli esponenti demonazionali, l’astensione avrebbe invece evitato l’accelerazione del processo di convergenza tra Dc e Pci. Tra l'ala parlamentarista più moderata e la base più radicale, Almirante opta per il male minore: quello di perdere per strada un pezzo del vertice, piuttosto che la quasi totalità dei giovani e della base.
«In vista dell’XI congresso del 1977 il partito si spacca in due, con l’ala rautiana che fa blocco intorno al segretario e quella moderata che sogna un partito di destra “a-fascista” pronto per il governo, alleato della Dc. Nei gruppi dirigenti la frattura è verticale, l’esito inevitabile la scissione. Se ne vanno la maggioranza dei deputati (diciassette su trentacinque), più della metà dei senatori (nove su quindici), cinquantun consiglieri provinciali su centoquaranta, il presidente dei deputati, Ernesto De Marzio, quello dei senatori, Gastone Nencioni, tredici consiglieri regionali su quaranta, il responsabile del movimento giovanile, trecentoquindici consiglieri comunali. Eppure, malgrado un simile salasso, il partito resta con il suo leader, non una sola federazione abbandona Almirante. Alle elezioni politiche del 1979, le prime in cui si presenta da solo, il nuovo raggruppamento, che assume il nome di Democrazia nazionale, fa un buco nell’acqua. L’Msi perde qualche punto in percentuale e tira un sospiro di sollievo, assestandosi al 5,3 per cento. Democrazia nazionale, invece, mette insieme lo 0,62 per cento, non raggiunge il quorum e scompare nel nulla, ennesima meteora politica della storia repubblicana» (Luca Telese, Cuori Neri, 2006).
«In vista dell’XI congresso del 1977 il partito si spacca in due, con l’ala rautiana che fa blocco intorno al segretario e quella moderata che sogna un partito di destra “a-fascista” pronto per il governo, alleato della Dc. Nei gruppi dirigenti la frattura è verticale, l’esito inevitabile la scissione. Se ne vanno la maggioranza dei deputati (diciassette su trentacinque), più della metà dei senatori (nove su quindici), cinquantun consiglieri provinciali su centoquaranta, il presidente dei deputati, Ernesto De Marzio, quello dei senatori, Gastone Nencioni, tredici consiglieri regionali su quaranta, il responsabile del movimento giovanile, trecentoquindici consiglieri comunali. Eppure, malgrado un simile salasso, il partito resta con il suo leader, non una sola federazione abbandona Almirante. Alle elezioni politiche del 1979, le prime in cui si presenta da solo, il nuovo raggruppamento, che assume il nome di Democrazia nazionale, fa un buco nell’acqua. L’Msi perde qualche punto in percentuale e tira un sospiro di sollievo, assestandosi al 5,3 per cento. Democrazia nazionale, invece, mette insieme lo 0,62 per cento, non raggiunge il quorum e scompare nel nulla, ennesima meteora politica della storia repubblicana» (Luca Telese, Cuori Neri, 2006).
martedì 15 febbraio 2011
A new start
A new start. Un nuovo inizio. A Milano due giorni fa è nato Futuro e Libertà. Io c'ero. Come c'ero a Mirabello, Bastia Umbra, Bologna. C'ero perché questa Italia che amo si sta perdendo per strada, consumata da odio e invidia. Bloccata da caste corporazioni baronati. Spogliata da corrotti corruttori rapaci. Ingannata da mercanti di bugie. Ferma per colpa di una classe politica che, chiusa nei suoi palazzi, attaccata ai suoi scranni, ha perso il più assoluto contatto con il paese reale. I ladri di oggi non stanno per strada, ma siedono nei consigli di amministrazione delle società partecipate.
Il prezzo che i buoni pagano per l'indifferenza agli affari pubblici è essere governati dai malvagi. Lo diceva Platone. Mica uno scemo qualsiasi.
Molti si chiederanno perchè Futuro e Libertà, perchè Fini. Io risponderò perchè è l'unico partito, l'unico insieme di donne e uomini che sta dimostrando di volere un serio ricambio generazionale, senza imposizioni di capi e capetti dall'alto. Qui si può costruire qualcosa. Qui i giovani verranno valorizzati. Qui si faranno i congressi e la base sceglierà i dirigenti locali. Qui si difenderà la legalità, si supererà il populismo per riunire la nostra Patria. Si spegnerà la televisione e si accenderà il web. Si sosterranno riforme per lasciarci indietro il nuovo medioevo italiota. Si punterà sulla cultura, perchè la scuola è la società e l'ignoranza è forza per chi ci governa. Da qui partiremo per riprenderci l'Italia.
Cambierò io e cambierà un po' anche questo blog. Meno di quegli articoli lunghi che leggiamo solo la domenica al bar, più idee e segnalazioni. Meno commenti, più riflessioni. Più futuro. Più libertà. E, si spera, meno Berlusconi.
Cambierò io e cambierà un po' anche questo blog. Meno di quegli articoli lunghi che leggiamo solo la domenica al bar, più idee e segnalazioni. Meno commenti, più riflessioni. Più futuro. Più libertà. E, si spera, meno Berlusconi.
mercoledì 9 febbraio 2011
Ricordando Perugia e Barbara Contini
Stasera ho voglia di ricordare Barbara Contini. L'intervento più bello di Perugia è stato il suo. Spontaneo, a braccio, chiaro, completo, commosso. Emozionante.
lunedì 7 febbraio 2011
Il pagliaccio triste
Luca Barbareschi non ha mai detto di voler uscire da Fli. Oggi scopriamo infatti che è stata tutta una “bella provocazione mediatica”. Anzi, Fini e il partito gliene dovrebbero essere grati. Probabilmente domani sapremo che quello che è andato ad Arcore non era Barbareschi, ma la sua controfigura. E che se ha votato l’astensione sul caso Ruby, l’ha fatto solo per scherzo. Anche la foto del pulsante rosso era una burla.
Dice “non sono un pagliaccio, voglio le scuse di Fini”. Ma Barbareschi dovrebbe mettersi d’accordo con se stesso perché i casi sono due: o è un grandissimo pagliaccio e noi non abbiamo capito lo “scherzone” a vantaggio del Fli, o ci sta ancora prendendo tutti in giro, e anche in questo caso la nomina di pagliaccio se la sta guadagnando ad honorem.
Dice “questa settimana ho messo in atto la più grande e più bella provocazione mediatica: senza aver detto nulla, perché non esiste alcuna mia dichiarazione in cui dico che lascio Fli”. Sinceramente Barbareschi mentre pronuncia queste parole ha la stessa credibilità di Berlusconi quando afferma di essere convinto che Ruby fosse la nipote di Mubarak.
Se c’è qualcuno che deve ricevere delle scuse, quelli sono prima di tutto i militanti e i simpatizzanti di Fli. Quelli che erano a Perugia mentre Barbareschi declamava commuovendosi il manifesto, quelli che in questi mesi sono andati ad ascoltarlo convinti di avere davanti una persona affidabile che credeva più di tutti gli altri in questo progetto, che sentiva “come un figlio”, quelli che ogni giorno si impegnano per dare veramente credibilità a questo nuovo soggetto politico.
venerdì 17 dicembre 2010
Ma Futuro e Libertà la rivoluzione liberale vuole farla davvero
All’indomani del voto di fiducia che ha “premiato” Silvio Berlusconi con un governo di minoranza (giova ricordare che il Premier ha ottenuto alla Camera soltanto 314 suffragi, mentre in quell’aula la maggioranza si raggiunge a quota 316) molti analisti politici si sono sbizzarriti nell’enfatizzare la vittoria del Presidente del Consiglio. “Fli si spacca”, “Berlusconi umilia Fini”, “Fini sbaglia tutto” sono solo alcuni dei commenti più gettonati in questi giorni.
Certamente Futuro e Libertà non ha conseguito il risultato di portare a palesarsi anche in Parlamento la crisi di governo, tuttavia da qui a definire fallito il nostro progetto ce ne passa. In primo luogo non si può dire che Fli si sia “spaccato”: in verità solo tre deputati si sono tirati indietro al momento della verità, purtroppo influenzati dalle sirene dei posti di governo o dei vantaggi per le aziende familiari. D’altronde se un piatto si spacca lo fa in decine di pezzi e da questo punto di vista Fli si è solo scheggiato. La compagine finiana è comunque rimasta ben compatta e nutrita sia alla Camera sia in Senato. A livello territoriale poi, abbiamo registrato un incremento delle nostre adesioni direttamente legato al voto di sfiducia.
In secondo luogo non si capisce come possa essere considerata una vittoria schiacciante un voto vinto grazie al cambio di casacca di deputati provenienti dalle fila del centrosinistra, sia del PD, sia dell’Italia dei Valori. Qui ci sarebbe molto da riflettere sulle vere ragioni che possono spingere due parlamentari dipietristi (fino al giorno prima antiberlusconiani nel midollo) ad abbandonare Di Pietro, ma sono convinto che i cittadini capiscano perfettamente come siano andate le cose. Gli italiani sono tutto meno che stupidi.
giovedì 30 settembre 2010
Noi giovani, futuristi per natura
“Futuro e Libertà per l’Italia”: partire da un nome per proseguire un progetto. “Futuristi”: aggettivo nobile, storico, artistico, ma da meritarsi. Sicuramente ci farebbe piacere un giorno passeggiare e venire riconosciuti per questo: “guarda, quelli sono i nuovi futuristi!”. Un futurismo certo più politico che artistico, ma d’altronde anche lo stesso Filippo Tommaso Marinetti aveva nel 1918 creato il Partito Politico Futurista con lo scopo di tradurre nella lotta politica gli ideali del movimento futurista.
“Noi ci ribelliamo alla suprema ammirazione delle vecchie tele, delle vecchie statue, degli oggetti vecchi e dell'entusiasmo per tutto ciò che è tarlato, sudicio, corroso dal tempo, e giudichiamo ingiusto, delittuoso, l'abituale disdegno per tutto ciò che è giovane, nuovo e palpitante di vita”: nel 1910 Umberto Boccioni criticava la staticità dell’arte pittorica e i passatisti (coloro che amano esclusivamente il passato). Allo stesso modo oggi noi critichiamo l’immobilismo della politica italiana e la mancata apertura di una stagione dinamica e riformista.
“Giovani futuristi”: suona maledettamente bene. Così bene da sembrare un’endiadi. D’altra parte noi giovani siamo per natura futuristi: per spirito d’iniziativa, per dinamismo, per la volontà di essere avanguardia. C’è qualcosa che ci spinge a riconoscere sempre prima degli altri le buone idee, quelle da cui derivano mode e rivoluzioni. Forse perché il futuro noi un po’ già lo viviamo nel presente, essendo i cittadini di domani. O forse perché abbiamo il coraggio di buttarci in una cosa, senza stare a pensarci troppo, senza masturbazioni mentali. Ci basta riconoscere il giusto e il sbagliato, per scegliere il giusto.
giovedì 9 settembre 2010
Cronaca di un comunicato
Torno da Mirabello che è l’una e mezza di notte. Fabio mi lascia giù, dovrà farsi un’altra mezz’oretta prima di arrivare a casa sua. Lo ringrazio e rimaniamo d’accordo di sentirci la mattina seguente: dobbiamo fare il comunicato stampa da inviare ai quotidiani locali. Chiave nel cancello, poi l’ascensore e infine il portone. Entro in casa e accendo subito il computer: la voglia di conoscere le reazioni al discorso di Gianfranco è troppa. Guardo i titoli dei giornali online: la Stampa, il Corriere, la Repubblica, il Giornale. Per adesso sono più o meno gli stessi: “Il Pdl non c’è più”, “Fini offre un patto di legislatura”. Sul sito della Stampa propongono un istant poll: alla domanda “Vi è piaciuto il discorso di Fini?” rispondo sì, come l’81% dei voti totali. Giusto il tempo di dare un ultima occhiata a facebook (non sono l’unico alle due di notte appena tornato da Mirabello), e poi a letto. Domani svegliarsi sarà complicato.
Mattina. Devo scrivere il comunicato stampa: sento Fabio e decidiamo come impostarlo. Mi riguardo un po’ del discorso del giorno prima. Che discorso. Ripenso ai passaggi principali, a quelli da sottolineare: la gente si chiederà cosa faremo adesso. Mi rivedo il giorno prima, tra la folla, con gli amici che mi hanno seguito fino in questo paesino della pianura ferrarese. Per molti di noi è la prima volta qui, ma più in generale è la prima volta che facciamo politica; abbiamo iniziato solo da qualche mese, quasi per caso. Penso che questo sia già un grosso risultato in tempi in cui tantissimi giovani non vanno neanche a votare. L’hanno detto in molti e a ragione: a Mirabello è tornata la passione.
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