Bighellonando in libreria con un amico mi cade l’occhio in basso, all’ultimo scaffale, su di un libro nascosto tra altri riguardanti gli anni di piombo: il titolo “Doveva morire” scritto a caratteri cubitali mi colpisce tanto da comprarlo.
“Doveva morire” è un libro importante, di quelli che quando escono si fa sempre attenzione a non pubblicizzare troppo, che qualcuno potrebbe comprarli, leggerli, capire. Per di più è scritto da due persone di sicuri valore e affidabilità: Ferdinando Imposimato, uno dei giudici a cui nel 1978 venne affidata l’inchiesta sulla strage di via Fani, il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse (ma che fu anche istruttore di altri processi riguardanti Banda della Magliana, mafia e camorra, specializzandosi in terrorismo), e Sandro Provvisionato, giornalista prima de L’Europeo e poi di Tg5 e Terra!, di cui è uno dei responsabili.
Il libro impressiona per l’analiticità e la sistematicità con cui viene ricostruita la vicenda Moro, avvalendosi di importanti documenti sia appartenenti alle inchieste giudiziarie, sia ritrovati nel tempo con la progressiva scoperta dei covi BR e la caduta dei governi storici. In appendice sono riportate anche le copie di molti documenti originali, tra i quali le relazioni di Steve Pieczenik, agente della CIA e membro del Comitato di crisi non ufficiale istituito da Cossiga, che dichiarerà anni dopo: “Sono stato io, lo confesso, a preparare la manipolazione strategica che ha portato alla morte di Moro”. Un altro membro di quel comitato ombra, Franco Ferracuti dirà: “Aldo Moro era politicamente morto fin dal giorno della sua prima lettera dalla prigionia. E, dal punto di vista del governo, è stato meglio che l’incidente di Moro sia finito come è finito”.
Ma oltre al Comitato di crisi un altro organo ha un’importanza fondamentale nel caso Moro: l’UCIGOS.
