La questione ormai non tocca solo le curve, ma abbraccia la maniera di intendere il calcio in Italia in modo trasversale. Non sono stati solo gli appartenenti al mondo del pallone a criticare l’iniziativa del ministro leghista Maroni (da Lippi a Zamparini): le lamentele sono arrivate anche da dentro il Parlamento. Paola Frassinetti, Maurizio Paniz e Antonio Buonfiglio, tutti deputati del Pdl, hanno criticato infatti in maniera anche decisa la tessera del tifoso, difendendo le posizioni delle curve, “l’anima del tifo” allo stadio.
Tuttavia l’analisi più interessante della situazione è arrivata dal giornalista e scrittore Maurizio Martucci (ultima pubblicazione: Cuori Tifosi, Sperling & Kupfer, 2010), il quale ha descritto al Secolo d'Italia il provvedimento di Maroni come una complessa operazione di marketing. Innanzitutto il primo falso argomento da confutare è che all’estero le tessere del tifoso siano come quelle che si vogliono introdurre in Italia: “all’estero il modello è esattamente il contrario di quello voluto dal ministro Maroni e dall’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive – dice Martucci – perchè in Germania, Portogallo, Spagna e Inghilterra la tessera del tifoso non è obbligatoria ma facoltativa. Viene vissuta come un privilegio, non come un’imposizione calata dall’alto: non è necessaria per abbonarsi allo stadio. Non è una carta di credito e nemmeno una carta ricaricabile”.
