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giovedì 4 marzo 2010

L'ignoranza è forza (il "bavaglio" sdoganato)


I primi a parlare di “bavaglio” furono Gomez, Lillo e Travaglio nel loro libro omonimo del 2008. A due anni di distanza la parola è sdoganata dai maggiori quotidiani nazionali. Due giorni fa usciva sul Corriere della Sera un articolo di Aldo Grasso dal titolo “Il bavaglio preventivo”. Nel commentare la decisione dell’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) di estendere anche alle reti private il regolamento emesso dal Cda della Rai che vieta la messa in onda delle trasmissioni di approfondimento la firma del Corriere abbandona i suoi soliti toni moderati e non usa mezze misure: “se non è un atto di censura, è qualcosa che molto le assomiglia”, “corriamo il serio rischio che alcuni elementari principi delle democrazie rappresentative vadano a farsi benedire”, “per evitare i piagnistei sul minutaggio ci ritroviamo in un clima di sovietismo mediatico”.
L’editto del Garante non fa parlare solo di bavaglio, ma anche di “regime”. Per Emilio Carelli, ex mezzobusto del Tg5 ora direttore di SkyTg24, “in Italia c’è un problema di democrazia”; inoltre “la mossa dell’Agcom è incostituzionale perché limita la libertà di espressione”. La beffa tutta italiana è che in questo caso siamo di fronte ad una autorità amministrativa che più che essere un Garante è in realtà un Censore delle Comunicazioni, nominato direttamente dal Presidente del Consiglio.