Luís Infanti, vescovo della Patagonia cilena, sta portando avanti un’audace battaglia contro il progetto HidroAysén, il quale minaccia 12 riserve forestali protette, con 15.645 devastati dagli impianti, e altri 4.6 milioni di ettari di paesaggi naturali degradati: un elettrodotto ad alta tensione attraverserà la Patagonia, fino alla capitale, con 2.200 chilometri di linee ad alta tensione, toccando otto regioni e 64 comuni. Il progetto è oggi portato avanti da Enel, la quale nel 2009 ha acquisito Endesa, la più grande società di energia elettrica in Spagna, e che godeva in Chile dei derechos de agua grazie ad una ingiusta legge promulgata da Pinochet sotto dittatura militare.
Alla fine di aprile il vescovo Infanti, originario di Longarone (paese che subì più di tutti la tragedia del Vajont), è riuscito partecipare a Roma all’assemblea deglia azionisti Enel grazie all’intercessione della Fondazione Culturale della Banca Etica. Nel suo intervento di 10 minuti Infanti ha provato a spiegare le ingiustizie legate ad un simile progetto faraonico.
“Oggi c’è gente di tutto il mondo interessata alla Patagonia e ai fiumi Baker e Pascua. La regione dell’Aysén ha perso la sua caratteristica tranquillità per il progetto di cinque mega-dighe che sono destinate a distruggere buona parte delle riserve naturali del nostro territorio”. La decisione definitiva di approvare il progetto Endesa-Enel non è ancora stata presa. Ma le imprese energetiche fanno pressioni sul governo affinchè questo dia il suo via libera. “L’energia che si conta di produrre per la Patagonia, non andrà a beneficio della stessa Patagonia, ma a quello delle imprese minerarie situate a più di 2.000 km di distanza dalla regione, nel nord del Chile”. La Patagonia rappresenta una delle riserve d’acqua più grandi del pianeta, per questo le imprese energetiche hanno molto interesse ad essere padroni della sua acqua.
