Avé al dann ill la beffa: con queste comprensibili parole in dialetto piacentino è possibile riassumere la vicenda del ponte sul Po crollato lo scorso 30 aprile 2009. Non è stato come se una città fosse stata tagliata a metà, ma quasi, poiché esercizi commerciali sono presenti senza soluzione di continuità da una sponda all’altra del fiume. Ai disagi patiti da chi ogni giorno deve spostarsi dal lodigiano alla città emiliana, si aggiungono le perdite economiche degli esercizi commerciali, mitigati solo a fine ottobre con l’apertura del ponte provvisorio. Da una parte vi sono i centri commerciali situati sulla sponda lombarda, che hanno per lungo tempo perso i consumatori piacentini, dall’altra vi sono le botteghe cittadine che hanno rispettivamente dovuto fare a meno dei lodigiani. Prime stime individuano in un 30% il calo di clientela che hanno patito gli esercenti piacentini a causa della perdita di una grossa fetta dei consumatori del lodigiano.
Tuttavia le Confcommercio di Piacenza e di Lodi per ora non hanno avanzato richieste di danni contro ANAS per la scarsa attenzione nel curare lo stato di salute del ponte. Questo forse perché si fatica ad individuare lo strumento giuridico adeguato.La normativa della class action all’italiana (introdotta nel 2008) presenta infatti due limiti importanti:
